La casa di produzione RKO inizialmente non crede molto nel progetto del film, tuttavia la pellicola si imporrà come uno dei capisaldi del noir, grazie anche a una regia visionaria, alla qualità dei dialoghi e all’ottima interpretazione di Dick Powell nel ruolo di Marlowe.
La vicenda si articola in continui flashback in cui il detective è costretto a rievocare lo svolgimento di complicati omicidi e ricatti sui quali ha lavorato in passato. Il protagonista viene ingaggiato per ritrovare Velma (Claire Trevor), l’ambigua donna di un ex detenuto e, parallelamente, partecipa alle indagini su un rapimento. I due casi risultano connessi tra loro e l’eroe riuscirà infine a risolverli entrambi.
Il film rispecchia le problematiche, le incertezze e i timori dell’America del tempo, mettendo in scena omicidi e corruzione. Anche il protagonista è smarrito, preda dei propri fantasmi – reali o presunti – in un ambiente alterato. Si tratta di uno dei migliori esempi della tendenza del noir a esplorare “dall’interno” i protagonisti e il loro dibattersi tra bene e male, contrariamente a quanto accade nel gangster-movie o nel thriller, generi nei quali i personaggi hanno una minore consapevolezza della loro “discesa agli inferi”, asserviti come sono ai meccanismi di una suspense legata a situazioni esterne.
Titolo Originale: MURDER, MY SWEET! Regia: Edward Dmytryk Interpreti: Dick Powell, Claire Trevor, Anne Shirley, Otto Kruger, Mike Mazurki Durata: h 1.35 Nazionalità: USA 1945
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