"(...) Girato a Londra, con un'ottima costruzione ambientale d'epoca, fotografato magnificamente in bianco e nero da Freddie Francis (misconosciuto regista di horrofilm dei primi anni '70), 'The Elephant Man' oscilla tra due registri narrativi, il film dell'orrore, appunto, con le sue fumose atmosfere, e il melodramma, con il suo violento impatto emotivo. Dell'horror raccoglie, oltre che la suggestione dell'ambiente (fumosa, morbosa, gotica, in un décor dove i raffinati orpelli vittoriani stanno cedendo il passo all'incombenza meccanica della società industriale) uno dei temi prediletti: il significato sociale e individuale della mostruosità e il rapporto contraddittorio e sofferto tra 'mostro' e creatore: il dottor Treves, anche se si limita a scoprire l'Uomo Elefante, somiglia molto al barone Frankenstein, pur avendo sostituito parte dell'ardore scientifico con l'umanitarismo medico; dal canto suo. Merrick dilata quella sofferenza e quelle subitanee dolcezze che a tratti si palesavano nella creatura di Frankenstein. E' il melodramma che consente questa progressiva dissoluzione della metafora orrorifica, dando modo ai contrasti emotivi e all'autoconsapevolezza di sé di emergere. Probabilmente questo toglie parte dello spessore problematico e suggestivo al film (soprattutto in confronto al modello ripetutamente citato, "Freaks" di Tod Browning), ma gli conferisce d.'altra parte uno spessore 'sentimentale', di presa sul pubblico, che generalmente i film dell'orrore non hanno". ('Giornale dello Spettacolo': "Proposte d'Essai", a cura della FICE)
Titolo Originale: THE ELEPHANT MAN Regia: David Lynch Interpreti: Anthony Hopkins, Anne Bancroft, John Hurt, John Gielgud, Wendy Hiller, Freddie Jones Durata: h 2,05 Nazionalità: Gran Bretagna 1980
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